Il collettivo Koiné ha organizzato da mercoledì 06/02/19 fino a domenica 10/02/19 un’esperienza di sensibilizzazione, “Impatto Zero”, una convivenza svoltasi al Centro Culturale Fonti San Lorenzo di Recanati.

La sfida era quella di vivere insieme, continuando a mantenere ognuno i propri impegni, cercando di limitare i consumi e gli sprechi in modo consapevole, spinti dalle allarmanti notizie sul cambiamento climatico e dall’indifferenza dei governi mondiali.

Il primo giorno si è svolta un’assemblea per decidere alcuni obiettivi comuni su cui focalizzarsi e gli atteggiamenti da adottare.

Consci dell’enorme quantità di plastica presente nei nostri oceani e del fatto che solo un ventesimo dei rifiuti viene realmente riciclato, è sembrato doveroso cercare di ridurre il più possibile l’utilizzo di plastica eliminando gli imballaggi dei prodotti acquistati. Per cui si è deciso di comprare solamente prodotti senza confezionamento al mercato locale a km0 (limitando le emissioni nei trasporti degli alimenti), biologici e di stagione. La spesa quindi è stata fatta utilizzando buste in stoffa e trolley riutilizzabili, il tutto trasportato a piedi.

L’alimentazione è stata prevalentemente vegetariana limitando il consumo di prodotti di origine animale e derivati, poiché da quello che si è analizzato il ciclo di produzione della carne è il maggior contribuente alle emissioni di gas serra a livello globale. Questi dati sono stati raccolti dopo la visione del documentario “Cowspiracy” e tramite ricerche mirate.

Riguardo l’igiene personale, i ragazzi hanno autoprodotto in modo semplice e veloce dentifricio e deodorante, con ingredienti naturali in grande quantità a disposizione di tutti ed è stato chiesto di portare delle saponette naturali rivestite con la carta.

Per le pulizie si è cercato di utilizzare la stessa acqua il maggior numero di volte possibili partendo da quella di cottura, diluita poi con sgrassanti naturali come aceto limone e sale, a discapito dei prodotti industriali chimici e nocivi, servita per lavare i piatti ed infine i pavimenti, o per scaricare il water.

Durante questi quattro giorni i ragazzi si sono sempre spostati a piedi e per tragitti in cui era indispensabile la macchina si sono organizzati condividendo il viaggio o usufruendo dei trasporti pubblici.

Per risparmiare sulle emissioni date dalla produzione di elettricità e dal riscaldamento, è stata posta attenzione al suo consumo, cercando di riunire i partecipanti in stanze comuni sia per le attività diurne che notturne.

Un’altra forma di risparmio si è applicata al non utilizzo del gas per l’acqua calda della doccia e dei termosifoni.

Per sensibilizzare sul tema della produzione di rifiuti ad ogni partecipante è stato fornito un barattolo in cui porre la propria spazzatura, oltre alla raccolta differenziata dei rifiuti  comuni, così che alla fine della convivenza ognuno si rendesse conto del proprio impatto.

Tutti gli scarti di cibo della tavola e dalla cucina sono stati gettati in una compostiera, costruita per l’occasione durante una delle attività programmate, in attesa che diventino compost utile per l’orto sociale curato direttamente dal Centro Fonti San Lorenzo.

Un’altra esperienza è stata dedicata alla costruzione di un forno solare con dei prodotti riciclati e riciclabili.

Durante queste giornate sono state comunque riscontrate anche delle difficoltà: la prima è stata la spesa, perché la scelta del biologico e del locale impone un prezzo più alto e il trasporto a piedi ha implicato un dispendio maggiore di tempo ed energie visto il carico, anche se, tutto sommato, il tragitto è stata un’occasione di socialità. Ma il problema sicuramente più rilevante è stata la difficoltà nel reperire dei dati affidabili e veritieri sul livello di inquinamento e di impatto che tutti noi abbiamo sul nostro pianeta, dato che spesso le informazioni recuperate sono poche chiare, incomplete o non presentano la fonte.

Questo ha impedito la stesura di un articolo ben strutturato delle emissioni, utile per definire un resoconto completo e preciso sull’esperienza appena trascorsa. 

Durante questi giorni di convivenza si sono esplorati modelli positivi, abitudini virtuose e alternative sostenibili che ciascuno di noi potrebbe adottare (e qualcuno alla fine di questi 5 giorni ha anche scelto di farlo); eppure, la parte più interessante della convivenza è stato realizzare quanto lo stile di vita che si stava tenendo fosse poco compatibile con la realtà, i ritmi e i meccanismi della società contemporanea, e da questo ne è nata una riflessione:

è impossibile pensare di salvare il mondo semplicemente chiudendo l’acqua mentre ci si spazzola i denti o spegnendo una lampadina in una stanza vuota, quello che serve è invece un rinnovamento profondo della società in cui viviamo, un cambiamento che deve partire dalle idee dei cittadini e trovare ascolto nelle istituzioni. Insomma qualcosa di più impattante. 

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