Il 13 Settembre 2019 abbiamo intrapreso un lungo viaggio di 6 ore per partecipare al festival organizzato dall’ “Ex OPG Occupato – Je so’ pazzo” di Napoli, dove siamo stati anche ospitati, dato che ci è stato permesso dagli organizzatori di dormire all’interno della palestra popolare. L’Ex OPG Je so’ pazzo è un ex ospedale psichiatrico di 9.000 mq rimasto abbandonato per anni, per essere poi occupato, nel 2015, da un gruppo di volontari che lo hanno recuperato e sistemato così da dargli una seconda vita. 

Ad oggi infatti, ogni giorno, girano centinaia di volontari che si occupano di svolgere tantissime attività, molte delle quali a sostegno della comunità; per fare un esempio, all’interno della struttura è stato realizzato un ambulatorio popolare riconosciuto anche dal comune di Napoli.  Il lavoro da loro svolto è straordinario ed è impossibile riassumerlo in un semplice articolo, ma conoscerlo ne vale davvero la pena,per questo motivo siete invitati a visitarlo, se ne avrete l’occasione. Il punto più interessante della visita è stato sicuramente il giro all’interno della ex zona di detenzione, dove le celle sono rimaste intoccate, l’unica differenza con il passato si può trovare nelle lettere scritte da ex detenuti che sono state appese sulle pareti. Questi messaggi, più o meno lucidi, andavano già a rappresentare e denunciare le situazioni inumane che si venivano a creare in quel posto quando era in attività, dove i detenuti erano mischiati senza un vero criterio, tra folli e non, tra chi ci era arrivato e chi diventato; dall’igiene carente agli spazi e al personale medico non sufficiente a gestire tante persone. Fino ad arrivare alle urla costanti, di giorno e di notte, ormai cessate, ma che guardando quelle celle sembra ancora di poter sentire.

La nostra esperienza napoletana è proseguita il giorno dopo nel quartiere San Giovanni a Teduccio, presso il centro socio educativo “Il Piccolo Principe”,  un posto stupendo che tenta di creare legami e comunità, e che è diventato un punto di riferimento in una zona particolarmente fragile della realtà napoletana. 

Il centro è totalmente autofinanziato e tra giochi, canzoni sui pirati e partite al campetto si impara a crescere e lo si fa insieme. All’arrivo siamo stati calorosamente accolti da Gigi Tarallo, Roberta Battinelli e dai bambini del centro che, dopo qualche partita a Bugiardo e ad Alce Rosso, ci hanno anche accompagnato a visitare la città, a prenderci un caffè e a vedere le fantastiche opere di Jorit.

Il giorno seguente, invece, siamo stati ospiti di don Franco Esposito e dei ragazzi della pastorale carceraria “Liberi di volare”: qui, alcuni detenuti hanno la possibilità di scontare la loro condanna tramite misure di pena alternative.  

Abbiamo avuto la possibilità di visitare il posto, conoscere meglio i ragazzi che lo vivono e ascoltare le loro storie, rimanendone veramente colpiti. In questo spazio, infatti, sono sì privi della loro libertà, dato che non possono uscire dalla struttura, ma hanno la possibilità di intraprendere un percorso diverso, vivendo insieme e partecipando ad un sacco di attività e portando avanti progetti di crescita professionale che creano vere e proprie opportunità lavorative. Uno tra tanti è, ad esempio,  il corso di falegnameria, tramite il quale i ragazzi hanno appreso le abilità necessarie a realizzare il completo arredo del casolare in cui vivono, partendo da sedie, tavoli, mobilio e addirittura una cappellina all’interno della struttura. É stato bello vedere che in questo posto viene veramente offerta alle persone la possibilità di ricostruire un nuovo stile di vita, restituendo loro la dignità e la fiducia che gli erano state tolte.

Dopo tre giornate intense, sia fisicamente che emotivamente, siamo ripartiti per tornare verso casa, anche se un pò diversi da come eravamo arrivati e sicuramente più motivati a far risuonare le voci di queste piccole realtà che,giorno dopo giorno, lottano da sole per rendere il mondo un posto migliore per tutti.

Alla prossima.

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