Abbiamo sentito il dovere, l’obbligo morale di confrontarci e mostrare ciò che stava e sta tutt’oggi avvenendo in Medio Oriente, perché la questione curda ci coinvolge come esseri umani: non è possibile che l’oppressione di un popolo non sia su tutti giornali e non se ne parli in tv.

450.000km² di territorio non riconosciuto alla propria gente, ricco di risorse petrolifere, nel cuore di uno dei punti più caldi della politica mondiale. Vittima di discriminazione razziale e di azioni violente da parte di vari governi, compiute con il fine di negare l’identità o l’esistenza stessa di questo popolo, che sta rispondendo e portando avanti una delle più moderne rivoluzioni politiche e sociali. Una resistenza, i cui i punti cardine sono la lotta delle donne al patriarcato, la democrazia popolare e il rispetto per l’ambiente.

In una giornata però, non volevamo soltanto far arrivare le informazioni su quello che sta accadendo di brutto, ma soprattutto il bello di questo meraviglioso popolo: perciò abbiamo invitato tutti al nostro viaggio, senza dover prendere un volo, senza mettersi in cammino. Portando a Recanati un po’ di Kurdistan con la nostra mostra, un percorso che riproduceva la geografia dei territori curdi, divisi tra i 4 paesi di Turchia, Iran, Iraq e Siria. Evidenziando alcuni dati specifici di ogni territorio, accompagnati da poesie e canti popolari.

Per poi spostarci in Rojava (regione autonoma del nord-est siriano, al confine con la Turchia) con la visione del documentario indipendente “Binxêt – sotto il confine”, che ci ha mostrato come con la democrazia dal basso, l’autodeterminazione dei popoli e la convivenza pacifica, si potevano combattere due battaglie importantissime, quella contro l’Isis e quella contro la violenza repressiva ed autoritaria del dittatore turco Erdogan. Un racconto di denuncia sulle pesanti responsabilità dell’Europa.

Non poteva mancare un piccolo aperitivo con i sapori della cucina curda, preparato da un paio di famiglie originarie del Kurdistan siriano, prima della testimonianza diretta della nostra grandissima ospite Ezel Alcu, attivista curda e rifugiata politica. Ci ha raccontato la sua vita, percependo tra le sue parole tutta la sua voglia di combattere le ingiustizie, l’amore per la sua terra e la sua gente, di come non sia tanto importante il riconoscimento di uno stato, ma il restituire la libertà alle persone, che quei luoghi stupendi, li vivono. 

È riuscita a lanciarci un grido di battaglia che ci porteremo dentro per sempre.

ESSERE LIBERI

Vivere è bello, quando si è liberi,

tutti, uomini e donne, non tu e io soltanto,

liberi di dire la nostra,

di vagabondare per mari e terre,

liberi di bere e mangiare, di lavorare e giocare,

liberi di sceglierci il cammino.

Non trovo le parole; non so con chi prendermela.

Per quanto tempo ancora vivremo incatenati,

nell’oscurità, nella vergogna?

Basta.

Finiamola, con l’ignoranza, andiamo verso la luce!

Spada alla mano, liberiamoci dai mostri

e ritroviamo la fierezza di un nome

così caro, così sacro per noi tutti.

Gegherxuin, poeta curdo del XX sec.

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