Riflessione personale sul testo della canzone di Niccolò Fabi “Io sono l’altro”, https://www.youtube.com/watch?v=cLRe-RmVfic .

TESTO DELLA CANZONE 

Io sono l’altro 

sono quello che spaventa 

sono quello che ti dorme nella stanza accanto. 

Io sono l’altro 

puoi trovarmi nello specchio 

la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso. 

Io sono l’altro 

sono l’ombra del tuo corpo 

sono l’ombra del tuo mondo 

quello che fa il lavoro sporco al tuo posto. 

Sono quello che ti anticipa al parcheggio 

e ti ritarda la partenza 

il marito della donna di cui ti sei innamorato 

sono quello che hanno assunto quando ti hanno licenziato. 

Quello che dorme sui cartoni alla stazione 

sono il nero sul barcone, 

sono quello che ti sembra più sereno 

perché è nato fortunato o solo perché ha vent’anni in meno. 

Quelli che vedi sono solo i miei 

adesso facci un giro e poi mi dici. 

Io sono il velo che copre il viso delle donne 

ogni scelta o posizione che non si comprende. 

Io sono l’altro 

quello che il tuo stesso mare lo vede dalla riva opposta 

io sono tuo fratello, quello bello. 

Sono il chirurgo che ti opera domani 

quello che guida mentre dormi 

quello che urla come un pazzo e ti sta seduto accanto 

il donatore che aspettavi per il tuo trapianto. 

Sono il padre del bambino handicappato che sta in classe con tuo figlio il direttore della banca a cui hai domandato un fido 

quello che è stato condannato 

il presidente del consiglio. 

Quelli che vedi sono solo i miei vestiti 

adesso vacci a fare un giro e poi mi dici. 

(Io sono l’altro, Niccolò Fabi)

Chi è l’altro? Chi è altro rispetto a qualcuno? E chi non è altro rispetto a qualcuno? Chi decide che io sono altro da qualcuno? E chi decide che quel qualcuno è altro da me? Tutti siamo l’altro e nessuno è l’altro. Dipende dai punti di vista. Ma quale punto di vista? Il mio? O quello dell’altro? 

Niccolò Fabi con la canzone “Io sono l’altro” propone una riflessione sull’importanza dell’empatia, sull’altro: quello che a prima vista potrebbe spaventare, “io sono l’altro, sono quello che spaventa”, quello che tieni lontano perché non io. Ma quel non io, al tempo stesso, è un po’ io, perché “io sono l’altro, puoi trovarmi nello specchio, la tua immagine riflessa, il contrario di te stesso”

Ma che significa che io sono l’altro? Quando io posso essere l’altro? 

Ci hai mai pensato che, anche tu, potresti essere l’altro di quello che tu consideri altro da te? Io non ho una risposta a tutte queste domande, però vorrei provare a dirti la mia su come ognuno di noi, solo se vuole, può provare a diventare altro. 

Solitamente siamo abituati a vivere nella nostra comoda, direi, posizione di centralità, mettendo al centro noi stessi con le nostre opinioni e i nostri pensieri; a vivere dentro quel cerchio che ci siamo costruiti intorno a noi (tipo l’immagine della pubblicità di Mediolanum). Siamo abituati a “guardare gli altri dall’alto”, a giudicare un libro dalla copertina, senza realmente aprirlo, quel libro, sfogliarne le pagine e scoprire, magari, che è veramente bello e che tutto sommato, quella copertina, non ci dice niente di quel libro. Siamo abituati a “vedere solo i vestiti” di una persona, a basarci sull’apparenza e a dare un giudizio senza conoscerla: perché questo? Forse perché è più facile produrre un giudizio basandoci sull’apparenza, piuttosto che conoscere l’altro, mettendo noi stessi in discussione. 

Io riesco a diventare altro quando esco da quella che è la mia posizione di centralità, di egocentrismo (nel senso di porre il mio io, il mio ego, al centro, anche nelle relazioni con gli altri): quando, quindi, mi decentro, esco da quel cerchio che mi sono costruito intorno, quel cerchio che delimita la mia persona da tutte le altre. Solo quando mi decentro, faccio un salto fuori da quel cerchio, ovvero quando mi apro all’altro, creo un dialogo, un’interazione, riesco ad entrare in contatto con l’altro, facendo in modo che l’altro sia un po’ meno altro da me. Posso decidere di rimanere sulla soglia, sul confine, sopra la linea che delimita il cerchio; oppure posso decidere di sconfinare completamente quel cerchio, quella linea, e di entrare a capofitto nel mondo al di là del confine, nel mondo dell’altro, e anche “farci un giro” , fare un giro con i panni dell’altro, provare a vedere il mondo con i suoi occhi.
Forse così ognuno di noi potrebbe diventare l’altro e non ci sarebbe più quella distinzione tra me e te perché diventiamo noi. Solo dopo che hai fatto un giro, “poi mi dici”, puoi provare a dire qualcosa su di me, perché mi hai conosciuto, ci siamo conosciuti, ed ora non sei e non siamo più uguali a prima, perché quello che hai conosciuto stando nel mio mondo ha influenzato anche il tuo di mondo, ed ora non si può più parlare di mio e tuo mondo, perché abbiamo creato un mondo nuovo, nostro, in cui stiamo bene insieme. Ecco perché io sono l’altro e tutti siamo l’altro, perché quando ci apriamo, io a te e tu a me, viene fuori un noi che ci cambia e ci modifica così che poi non saremo più uguali a prima.

Quindi, secondo te, chi è l’altro?

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