Koiné, dal greco la lingua del pane ovvero lingua comune, una lingua accessibile a tutti senza distinzioni, volta ad accomunare le persone, e adesso più che mai, ci teniamo ad essere Koiné: un gruppo unito e aperto a chiunque abbia voglia di comunicare qualcosa e condividere se stesso con gli altri. Ormai da quasi due anni cerchiamo di gridare la nostra voce e le nostre idee, e lo facciamo insieme perché una sola voce non basta e non sarà mai forte come quella di un gruppo; perché da soli prima o poi ci si stanca, arrivando alla rassegnazione senza nessuno che possa sostituirti per gridare più forte. E poi farlo insieme, si sa, è più bello. Oggi le nostre voci si vogliono unire, si assembrano, come si dice in questo strano 2020, e non si distanziano socialmente, semmai fisicamente; ma queste nostre voci si andranno ad intrecciare fino a trasformarsi in un unico grido, un grido scritto, che vuole infiltrarsi in ogni angolo, viale o piazza possibile, in ogni finestra lasciata aperta per far entrare anche solo un filo di venticello di informazione e confronto. Queste parole vogliono costruire, creare e far pensare.

Il periodo sicuramente ci pone davanti una grande sfida, molto più ardua di quella che avremmo mai potuto pensare, ma noi, come già in passato, cercheremo di dire la nostra per portare una ventata di speranza ed unione in un’epoca dove è facile rimanere soli. 

La scuola, il lavoro, la salute, l’emergenza economica e sociale, sono tante le problematiche da affrontare, ed essere così soli e distanti non è facile, ma noi dobbiamo stringerci ancora di più per non abbandonare nessuno: siamo e possiamo essere una cosa sola. La sfida sarà delle più impossibili e noi stiamo cercando di renderla, anche se difficile, comunque fattibile. Non possiamo perderci.

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