Una delle domande preferite del mio prof di storia e filosofia alle superiori era: “Che cosa festeggiamo il 25 Aprile?”. “La liberazione d’Italia” rispondevamo tutti in coro, con un fare anche un po’ supponente e dando per scontato che tutti lo sapessero, a maggior ragione dei ragazzi al quinto anno di liceo. Tanti hanno scritto su quel momento che ha segnato una tappa fondamentale della nostra storia e che va ricordato: mercoledì 25/04/1945 Milano e Torino vennero attraversate dalle truppe degli Alleati, dando inizio alla Liberazione d’Italia. Era la fine del secondo conflitto mondiale, del regime fascista e delle lotte partigiane; iniziavano la pace e la ricostruzione del nostro Paese dopo più di cinque anni di distruzione. La Resistenza appartiene a tutti noi, ma quest’anno l’avvicinarsi del 25 Aprile mi ha portato a riflettere, più che sulla lotta partigiana in sé, su quello che fu il suo scopo, cioè la conquista della libertà.
“Dopo venti anni di regime e dopo cinque di guerra, eravamo diventati uomini con un volto solo e un’anima sola. Eravamo di nuovo completamente noi stessi. Ci sentivamo di nuovo uomini civili. Da oppressi eravamo ridiventati uomini liberi. Quel giorno, o amici, abbiamo vissuto una delle esperienze più belle che all’uomo sia dato di provare: il miracolo della libertà.”. Queste furono le parole che pronunciò Norberto Bobbio il 25 Aprile del 1957 in Piazza San Carlo a Torino ricordando le ragioni della festa, ma soprattutto ricordando un’esperienza vissuta: quella del “miracolo della libertà”. Quello che mi colpisce è proprio questo accostamento di parole: è difficile per una ragazza cresciuta in un contesto sereno, che non ha mai dovuto affrontare situazioni di costrizione o di particolare difficoltà, pensare alla libertà come ad un miracolo, ad un evento straordinario. Ho sempre potuto fare tutto quello che desideravo, dalla vacanza con gli amici all’andare a studiare in un’altra città.
Forse un assaggio di quello che può voler dire essere limitati lo abbiamo avuto con l’arrivo della pandemia: le famose “restrizioni” ci hanno costretto a più riprese in casa, senza la possibilità di vedere amici, parenti, fidanzati e fidanzate, senza poter andare in palestra, senza la solita cena fuori del sabato sera, senza la discoteca, senza, insomma, quello a cui eravamo abituati. Riflettendo però mi sento di dire che si tratta di norme che agiscono sulla nostra fisicità: quello che dobbiamo rispettare è il distanziamento fisico e non sociale, i nostri amici possiamo sentirli al telefono tutti i giorni, possiamo amare chi vogliamo e abbiamo la possibilità di esprimerci su tutto quello che sta accadendo. Mi è capitato di leggere titoli di articoli come: “Liberi per l’Estate?”, ma, nonostante ormai sia comprensibile vedere casa nostra come una sorta di prigione, le nostre libertà fondamentali non ci sono mai state tolte.
È recente l’approvazione da parte dell’Aula di Palazzo Madama di concedere la cittadinanza a Patrick Zaki, studente dell’Università di Bologna e attivista egiziano. È stato arrestato dalle autorità egiziane il 7 febbraio 2020, appena atterrato all’aeroporto del Cairo per far visita alla propria famiglia. I capi d’accusa formulati nel mandato d’arresto sono: minaccia alla sicurezza nazionale, incitamento alle proteste illegali, sovversione, diffusione di false notizie, propaganda per il terrorismo. In particolare gli vengono contestati alcuni post su facebook, che gli avvocati del 28enne sostengono essere falsi. La colpa di Patrick è quella di aver espresso la
propria opinione da cittadino di un Paese governato da un regime violento e oppressivo verso ogni forma di opposizione interna. Zaki è stato punito per aver esercitato la propria libertà di ricerca e di espressione, così come Malika è stata cacciata di casa per aver espresso liberamente la propria sessualità. “Mi hanno augurato un tumore, mi hanno detto che faccio schifo, che preferiscono una figlia drogata che lesbica e poi mi hanno cacciato di casa, cambiando la serratura della porta. Non ho nemmeno fatto in tempo a recuperare i miei vestiti e i miei effetti personali. Ho perso tutto, ma non mi pento di aver detto chi sono”.
Sono ancora tanti i casi e i Paesi in cui si è veramente limitati nelle proprie libertà, in cui non ci si può esprimere per quello che si è. Non tutti hanno avuto la fortuna di trovarsi in una situazione in cui la libertà è data per scontata, certi quel “miracolo della libertà” ancora non l’hanno vissuto. Sandro Pertini disse che “oggi la nuova resistenza consiste nel difendere le posizioni che abbiamo conquistato”, “nel fare in modo che certi articoli non rimangano lettera morta, inchiostro sulla carta” e nel non considerare i traguardi raggiunti come già dati, interrogandoci sempre sul mondo in cui viviamo, aggiungerei io.

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