Un punto di vista sui fatti avvenuti in Polonia: la protesta contro la nuova legge sull’aborto.

Ormai da qualche settimana sul web sta girando l’immagine qui sopra riportata: è l’immagine di una delle tante donne scesa nelle piazze polacche per la lotta in difesa dei propri diritti. Questa foto in particolare è diventata l’icona della protesta dei cittadini in risposta alla nuova legge sull’aborto entrata in vigore in questi giorni nel Paese. Nella fotografia la donna in questione è al centro e sventola energica la bandiera della pace circondata dal fumo, quasi a ricordare “La Libertà che guida il popolo” (1830) del famosissimo quadro del pittore francese Eugène Delacroix (1798-1863). Confrontare le due immagini parallelamente crea un grandissimo impatto a chiunque le guardi, proprio perché riescono entrambe a rafforzare l’idea di rivoluzione e di cambiamento seppure in due diversissimi contesti. Infatti la giovane donna polacca ha con sé la bandiera arcobaleno – e non quella della sua nazione, come invece ha la Marianne di Delacroix- che sventola nel nome di una battaglia contro le ingiustizie continue che si stanno subendo nel paese. Al centro della piazza, la donna, circondata da poche persone, diventa la portatrice di un messaggio universale di giustizia che dovrebbe, anzi deve, interessare tutt*. 

Ma che cosa è successo precisamente in Polonia? Come probabilmente alcuni di voi già sanno, la Polonia era già noto per essere uno dei paesi d’Europa in cui vigeva una delle leggi più restrittive sul discusso tema dell’aborto. Inizialmente infatti, la legge consentiva l’aborto solo nei seguenti casi: nel caso di rischio di vita della madre, nel caso di gravidanza a seguito di uno stupro o incesto o nel caso di una grave malformazione del feto (che nella quasi totalità dei casi equivale ad una morte prematura del bambino). Con la nuova legge si va ad eliminare l’ultimo caso sopra esposto, quello di malattia letale o grave malformazione del feto. Dunque, questa nuova legge sembrerebbe applicare l’ennesima stretta al diritto di aborto, ma in sostanza non fa altro che negarlo del tutto. Infatti, i dati riportati nei giornali parlano chiaro: lo scorso anno in Polonia sono stati registrati 1.100 aborti legali di cui 1.074 dovuti a malformazioni e malattie letali per il feto.                                                                               

Nessuno di noi può prevedere con certezza cosa comporterà una legge simile, ma sicuramente anche alla luce dello scarso consenso di molti dei cittadini, è possibile che ci siano conseguenze sia a livello sociale, sia a livello politico.
Una prima conseguenza facilmente prevedibile riguarda il fatto che il proibizionismo, anziché ridurre i casi di aborto, non farebbe altro che incentivare l’utilizzo di metodi alternativi, illegali e rischiosi.
Una seconda conseguenza potrebbe riguardare il disagio psicologico e il dolore che due genitori sono costretti ad affrontare nel momento in cui lo Stato li obbliga a dare comunque la vita ad un figlio con la consapevolezza che non ce la farà. In questo ultimo caso, i politici del PiS, il partito ultraconservatore che governa la Polonia dal 2015 col suo leader Kanczyński, si dimostrano altamente insensibili e affatto interessati all’impatto che ciò può avere nella vita di una coppia genitoriale. Infine sono da considerare tutte quelle conseguenze a livello politico e sociale che possono essere provocate da una legge di questo tipo approvata direttamente dalla Corte Costituzionale senza passare per l’approvazione del parlamento: questa mossa del PiS infatti, sembra essere tutto tranne che democratica e in completa opposizione all’idea di stato laico. Infatti è possibile notare come questa legge sull’aborto appare sicuramente una vittoria per il campo cattolico e politico, ma nasconde anche un’insidia: il rischio di allontanamento dalla Chiesa, soprattutto da parte dei più giovani. 

La questione sembra essere molto complessa e delicata, ma per quanto una legge del genere possa creare dissenso o infastidirci, la reazione che viene riportata dai media non può far altro che lasciarci piacevolmente sorpresi. I protestanti, non solo donne, si sono presentati con diversi striscioni e con la dovuta mascherina; entrambi avevano l’immagine del fulmine nero o rosso che è diventato il simbolo del Ogolnopolski Strajk Kobiet, ovvero lo “sciopero nazionale della donne”. Non si stanno ribellando solo ad una legge, ma ad un governo che ha tentato di calpestare i diritti umani. Sapere che c’è un popolo unito e pronto a manifestare pacificamente il suo dissenso, un popolo che richiede al governo di compiere scelte più “laiche” e più svincolate da idee conservatrici e di stampo religioso, è estremamente rassicurante. A rendere ancora più particolare questa situazione è il contesto in cui tutto ciò sta avvenendo. In un momento estremamente delicato a livello mondiale in cui il rischio di isolamento sociale c’è e spaventa, in un periodo in cui siamo continuamente invitati a prendere le dovute “distanze”, ci fa piacere sapere che c’è ancora la voglia di rimanere uniti e di manifestare con l’altro e per l’altro, dando spazio anche a quella che è la difesa delle minoranze e dei loro diritti. 

Non abbiamo deciso di scrivere riguardo questo avvenimento soltanto per informare chi legge riguardo quella che ai nostri occhi appare come un’ingiustizia, e di cui abbiamo notato come se ne sia parlato poco in televisione, ma ne stiamo parlando principalmente per far comprendere che questa lotta non è una lotta esclusivamente delle donne, ma è una lotta comune verso ciò che è giusto e qualcosa che dovrebbe essere ormai consolidato nel 2020, alla quale dovrebbero unirsi tutt*. Si tratta di semplici concetti che, però, sembrano così sottovalutati oggigiorno: ascoltarsi, comprendersi, rispettarsi. Sono principi fondamentali per la convivenza di qualsiasi tipo, che sia all’interno della propria famiglia, che in un gruppo di amici, che in un Paese formato da persone diverse con necessità diverse.

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