Aloha! Mi presento, sono Andrea, Andre.

Vivo a Recanati da quasi due anni e vengo a raccontarvi un po’ come e perché sono finita qui, le riflessioni e pensieri che ho avuto in questo periodo.

Se hai voglia di restare, prendila come se fosse una storia, una fiaba, un’introspezione. Ma mettiti comodx, come se fossimo da Massi a fare colazione. So di non essere la prima persona ad andare via da casa, iniziare una nuova vita in un altro paese etc, ma ehi, questa è la mia storia.

L’Italia mi è sempre piaciuta, ho fatto due anni di italiano in Spagna ma ho imparato a parlare davvero quando mi sono trasferita qui. Il mio primo luogo di passaggio è stato Fonti San Lorenzo come volontaria europea ed è stato qui che ho capito tante cose che erano legate alla lingua italiana e alla vita…

Avevo sempre letto e sapevo che l’italiano è simile allo spagnolo, entrambi vengono dal latino blablablá, si assomigliano come lingue e altre cose che ok, vabbe, ci siamo, ma io mi sento con ognuno diversa quando parlo.

A volte è come essere due persone allo stesso tempo, uguali ma diverse. Quello è il momento in cui ti rendi conto che non sai a che luogo appartieni. Sono da dove vengo, o sono da dove mi trovo?

Lasciarsi una vita alle spalle e iniziarne in un’altra parte cambia una parte di te, sei più vigile, ascolti di più, apri le orecchie, oddio, sei un pozzo senza fondo di ascolto e ricerca, vuoi capire tutto, vuoi cercare di esprimerti, poter parlare come le persone intorno a te. Io, che sono una chiacchierona incallita, credo che cerco di imparare tutto quello che posso per poter sempre difendere la mia opinione o raccontare storielle davanti a qualche birra all’Arci.

La lingua è la gente, è il sociale, è la comunità, è la vita del luogo, è l’intenzione di comunicare, l’energia tra te e chi ti ascolta.

Quando vedi che aver lavorato sodo ripaga (le prime settimane ti si intreccia la lingua, ti giuro, ti fa male perché la usi in una forma a cui non eri abituato), puoi parlare, ti senti sicura di quello che dici, hai fiducia in te stessa. Sei una nuova versione di te, persino, magari, una che non avresti mai immaginato.

Dico sempre che quando mi arrabbio o c’è qualcosa di sorprendente, riesco ad esprimermi solo con lo spagnolo e penso che sia perché lo sto assolutamente sentendo nell’anima, di forma inconscia. Sento anche in italiano eh, ma è una sensazione diversa, con l’italiano fluttuo e con la mia lingua madre sono a terra. Ecco perché suppongo di essere ancora qui, perché mi permette di galleggiare.

Mi sento a un punto di non ritorno, ora è sempre più difficile imparare cose nuove. È come tutto, una piccola zona di comfort. La mia migliore amica mi dice sempre di non sedere sugli allori, manco con la lingua, ma, sebbene questa esperienza per me sia temporanea, mi sento molto bene qui (in un altro momento parleremo della zona di comfort, è un po’ bastarda 😉 ).

Finisco per lasciarti una sciocchezza che mi è venuta in mente l’altro giorno. Se incontro un fantasma, in che lingua mi parla? È come nei sogni? Le mie lingue si confondono? Parlo itañolo? Non lo so, Maru dice che dipende da dove mi trovo il fantasma in questione ma io penso che ci siano fantasmi ovunque e alcuni anche poliglotti.

Spero di averti fatto compagnia, (poiché ora il fisico e il tangibile sono più difficili).

Grazie per il caffè.

Spero il primo di tanti.

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